La Sindrome dell’Intestino Irritabile e le Terapie Nutrizionali

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Un recente articolo pubblicato su JGLD porta l’attenzione sul rinnovato interesse verso il legame tra Sindrome dell’Intestino Irritabile e le possibili Terapie Nutrizionali.

Sono ormai tutti concordi che la prima raccomandazione debba riguardare il sano stile di vita e la corretta alimentazione ma … quale nutrizionista health coach voglio aggiungere - fin da ora – la mia idea cioè bisogna prendersi cura del proprio Sé.

Una Nutrizione a basso contenuto di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili [FODMAPs] oppure una alimentazione senza Frumento oppure ancora una nutrizione senza glutine , sono ad oggi le proposte più consigliate e più studiate per allevare i sintomi della sindrome in oggetto.

Le linee guida National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) raccomandano di modificare sia l’alimentazione che lo stile di vita e l'Associazione britannica di dietetica - BDA ha elaborato una serie aggiornata di linee guida pratiche che consideravano anche l'effetto di alcol, caffeina, grasso, alimenti liquidi e piccanti, fibre modificate, oltre alla verifica dell’intolleranza al latte/lattosio.

La dieta a basso contenuto di FODMAPs è stata raccomandata quale terapia nutrizionale utilizzabile nella gestione della Sindrome dell’Intestino Irritabile.
Ma non tutti sono concordi che sia la terapia nutrizionale idonea infatti alcuni interrogativi rimangono aperti: poche sono le sperimentazioni fatte; i risultati riportati sono tutti a breve termine; ed infine è stato identificato un certo numero di potenziali rischi, tra cui l’adeguatezza nutrizionale e l’effetto sul microbiota intestinale.

La dieta senza frumentoè l’altra possibile terapia.
Una percentuale di persone affette dalla sindrome potrebbe essere sensibile al frumento. Ma al momento c’è una mancanza di prove sia sull’efficacia certa che sui rischi di una dieta senza frumento. Inoltre chi inizia una alimentazione senza frumento in realtà entra in un’altra terapia nutrizionale, cioè l’alimentazione senza glutine.

La dieta senza glutine, tale terapia ed i sui benefici – pur in assenza di celiachia - sono stati già presentati negli anni ’80.In numerosi studi successivi è stato evidenziato un ottimo controllo dei sintomi. Il costo di una DSG è anche Una potenziale preoccupazione riguarda piuttosto l’aspetto economico.

In conclusione quello che risulta evidente a tutt’oggi è che non esiste una unica alimentazione efficace per tutti i pazienti confermando dunque l’eterogeneità di questa patologia.
Risulta dunque fondamentale un colloquio con un professionista della nutrizione attento e capace di ascoltare il paziente. Lo scopo è indicare una terapia nutrizionale idonea ed in grado sia di controllare i sintomi che garantire un assetto nutrizionalmente corretto. Inoltre il professionista deve essere capace di accompagnare il pz nel lungo periodo garantendo una buona compliance ed efficacia di trattamento.

Riguardo alla cura del sé aggiungo che è fondamentale allenarsi alla gestione del tempo: tempo per i pasti, tempo per il riposo, tempo per rispondere alle esigenze fisiologiche del nostro corpo senza trattenere nè tanto meno giudicare le sensazioni fisiche, le emozioni che sentiamo nascere in Noi.

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