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Calcoli renali , cosa fare?

9 italiani su 100 soffrono di calcoli renali – è dunque una realtà molto diffusa che richiede attenzione sia da parte del Professionista che del paziente e che in primis vanno smontate le convinzioni limitanti.

Un recente studio pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition che ha coinvolto circa 200.000 soggetti ha evidenziato che chi segue la Dieta Mediterranea ha un rischio ridotto di nefrolitiasi ed inoltre scegliendo opportuni cibi e bevendo adeguatamente è possibile fare prevenzione.

La nefrolitiasi – una patologie caratterizzata dalla formazione ripetuta nel tempo di calcoli nel rene – è per metà dovuta a cause genetiche e per metà alle scelte alimentari.

I calcoli – piccoli sassi – non sono tutti uguali. Essi si formano quando alcuni minerali sono molto concentrati tanto da formare corpi solidi. I più comuni sono quelli di ossalto o fosfato di calcio ma se ne conoscono anche di acido urico, di cistina e di fosfato di ammonio e magnesio.

Alcuni sono piccoli come granelli della sabbia – definiti renella – altri invece raggiungono le dimensioni di alcuni millimetri. Infine oltre ad avere diversa composizione e dimensioni possono essere diversi anche per colore e forma.

Nei casi più fortunati si spostano lungo gli ureteri, raggiungono la vescica ed essere così eliminati con le urine.

Le raccomandazioni in generale riguardano:

  • la buona idratazione – circa 2L al giorno – scegliendo una acqua naturale con caratteristiche precise riguardo ai minerali presenti a seconda del tipo di calcolo che la persona tende a sviluppare
  • le abitudini alimentari.

Riguardo a quest’ultimo punto valgono le conclusioni dello studio coordinato dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Verona e di Harvard. L’aderenza alla Alimentazione Mediterranea riduce il rischio di sviluppare nuovi calcoli poiché si consumano quantitativi funzionali di frutta fresca di stagione, verdura e ortaggi, pesce e olio di oliva. Sono questi alimenti che garantiscono una maggior concentrazione di citrato e una ridotta concentrazione di sodio (urine meno acide). Questi fattori determinano una minor propensione alla precipitazione di cristalli che, aggregandosi, possono formare i calcoli veri e propri.

A questo aggiungo l’importanza di educare per dissipare le convinzioni limitanti. Mi spiego … seguo da circa 1 mese un paziente con calcoli renali di ossalato di calcio, recidivante. Il pz da tempo ha eliminato tutti gli alimenti contenenti calcio perché ritenuti responsabili della formazione dei suoi calcoli. Non è così!

Latte e derivati – elementi fondamentali della dieta mediterranea ritenuti fonti privilegiata di calcio – non hanno nessuna colpa infatti dalla fisiologia ben sappiamo che più si riduce l’introduzione dall’esterno e più aumenta l’assorbimento di ossalato nell’intestino. A questo aggiungo che avendo eliminato i formaggi, il pz ha aumentato  il consumo di altre fonti proteiche aumentando così il rischio di altre conseguenze negative.

Rimane dunque valida l’indicazione che per un adulto un quantitativo di calcio- come raccomandato dalle Linee Guida – pari a 800-1000 milligrammi/die non aumenta il rischio di sviluppare calcoli.

Detto questo seguo il pz con strategie e buone pratiche per una Alimentazione e Nutrizione variata – equilibrata e completa che comprende:

  • abbondante quantitativi di frutta fresca, verdura e ortaggi di stagione
  • legumi
  • cereali e derivati preferibilmente integrali
  • modesto consumo di proteine di origine animale (carne)
  • basso consumo di zuccheri semplici e sale
  • no bevande gassate e zuccherate
  • regolare pratica del movimento.

Fonte: A Rodriguez et al. – Mediterranean diet aderente and risk of incident kidney stones. Am J Clin Nutrition, 2020

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