Relazioni pericolose: caffè&cuore

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Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo. Centinaia sono le molecole bioattive in essa contenute.
Caffè&Salute del cuore non certo una relazione pericolosa quanto piuttosto una relazione possibile alla luce delle nuove intuizioni. A sostenerlo è una ricerca pubblicata recentemente su Journal of American College of Cardiology.

Il caffè, seppur la molecola maggiormente studiata sia la caffeina, contiene diterpeni, cafestolo e cafeolo, acido clorogenico e … circa altre 800 molecole bioattive che esercitano ruoli protettivi perché antiossidanti.

La caffeina rimane ad oggi la sostanza più studiata ed il suo contenuto varia in funzione della miscela di caffè che della modalità di preparazione.
La abituale italiana tazzina di caffè ha un contenuto in caffeina che compreso tra 30 e 170 mg mentre un decaffeinato ne contiene circa 3 mg.
Le due varietà più consumate di caffè sono l'Arabica e la Robusta: nella prima la percentuale di caffeina è compresa tra 0.8 e 1.4%, nella seconda tra 1.7 e 4%.

Gli effetti biologici più studiati e ben documentati sono:

Caffè e pressione alta
Chi consuma caffè abitualmente tollera l’attività biologica della caffeina pertanto gli effetti sono trascurabili. Chi ha un consumo non abituale può manifestare un effetto acuto di rialzo pressorio.

Caffè e sensibilità all'insulina
Grazie alla ricchezza in antiossidanti (esempio l’acido clorogenico) il caffè migliora sia il metabolismo del glucosio che la sensibilità all'insulina.

Caffè e colesterolo
I diterpeni – il cui contenuto varia in funzione della modalità di preparazione – alterano i livelli di colesterolo. Nel caffè preparato per infusione e filtrato il contenuto di diterpeni (cafestolo e cafeolo) è molto ridotto pertanto non c’è un impatto significativo sui livelli di colesterolo totale e LDL.

Caffè e cardiopatia ischemica
Studi ormai datati avevano suggerito che il caffè potesse avere degli effetti avversi sull'apparato cardiovascolare, fino ad incrementare il rischio di infarto del miocardio. L'analisi di questi studi e dei fattori potenzialmente confondenti dimostrano ad oggi che il rischio di mortalità cardiaca e per tutte le cause appare ridotto nei consumatori abituali di caffè.

Caffè e aritmie
I dati che collegano l'assunzione di caffè con la comparsa di aritmie sono ad oggi inconsistenti.
Paradossalmente, il consumo di caffè sembra avere un effetto protettivo a lungo termine e l’ipotesi elaborata è che la caffeina ha la capacità di inibire il rilascio di adenosina nel cuore così come fa nel cervello.

Oltre a tutto ciò oggi è crescente il numero di studi che dimostrano anche una protezione verso alcune malattie neuro-degenerative (Demenza di Alzheimer, Morbo di Parkinson), un migliore controllo dell'asma e un rischio ridotto di alcune malattie gastrointestinali.

L’attenzione è alta sulla
dose – 2-3 tazzine/die –
quantità di zucchero che si aggiunge – non più di mezzo cucchiaino – e …
correzione (!)

Fonte:
James H. O'Keefe et al. Effects of Habitual Coffee Consumption on Cardiometabolic Disease, Cardiovascular Health, and All-Cause Mortality J Am Coll Cardiol. 2013;62(12):1043-1051

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