L’auto consapevolezza è la chiave per smorzare craving

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Ben nota è la mia allergia all’uso di termini inglesi ma … in questo caso una licenza me la dovete concedere perché craving è il termine che meglio definisce l’evento.

Con questo incipit entriamo nell’argomento che ha solleticato la mia curiosità quale health coach, per l’interessante ponte tra criticità&cura.

La criticità: il craving cioè quella voglia matta … desiderio intenso … brama per lo più rivolta verso il cibo tanto da essere definito craving alimentare per differenziarlo dal craving per un ansiolitico, una droga o una sigaretta o ancora, per andare a giocare d’azzardo alle macchinette.
La cura: l’auto-consapevolezza.

Un fortissimo desiderio di cibo … quella morbosa voglia di cibo che ci attanaglia ed è così forte da essere percepita come un momento in cui si perde il controllo di se stessi, sottende al craving.

Questo è peculiare dei Disturbi del Comportamento Alimentare quali bulimia e bing-eating ma è anche uno dei più importanti motivi che impediscono la realizzazione di una corretta alimentazione, il mantenimento di un peso funzionale e/o uno stile di vita sano.

Il craving nasce per combinazioni emotive negative (dolore, rabbia, tristezza …) oppure per l’attrazione esercitata da cibi droganti, cioè cibi industriale raffinati e ricchi di sale o di zucchero (che sono scientificamente studiati per indurre craving … ma questa è un’altra storia e ne parleremo!)

Il craving dunque è un impulso che arriva all’improvviso e che può durare da qualche minuto fino ad paio d’ore … infernale!

L’illuminato-dotto inquilino dell’attico – il cervello - continua a mandare messaggi del tipo «quell’alimento è assolutamente vitale, non puoi farne a meno, è come l’ossigeno che respiri».

E’ fondamentale dunque riconoscere l’arrivo dell’onda e lasciarla passare ed arriviamo così alla cura: l’auto-consapevolezza.

Ecco gli allenamenti!

Se l’onda ci sta già ormai trascinando la lasciamo passare … ne prendiamo atto senza giudicarci né colpevolizzarci. Piuttosto, ne facciamo tesoro per riconoscerla in anticipo quando l’onda si starà formando, la prossima volta.

Se l’onda invece la prendiamo in tempo interroghiamoci su cosa stiamo sentendo arrivare.

Si tratta di una fame in generale, che ci manda segnali fisici dalla pancia e che non ci fa desiderare una specifica cosa?
Cominciamo a bere, con calma e a sorsi lenti … a volte la disidratazione si maschera da fame.

Se siamo ancora assediati, prendiamo più tempo: potrebbe essere fame naturale e allora basta anticipare l’orario del pasto.

Si tratta invece di una fame con desideri o pensieri intensi e specifici, soprattutto per certi alimenti droganti? Non riusciamo a toglierci dalla mente la croccantezza delle patatine o la dolcezza di quella merendina che si scioglie in bocca?

Ok, attiviamo il pensiero laterale e chiediamoci cosa posso fare?
In genere la cosa migliore è uscire di casa e … ad esempio … contare uno-ad-uno 500passi e altri 500p per tornare indietro, così che sia la fatica muscolare che l’aria sul viso aiutano a smorzare l’onda del craving.

In tutto questo c’è il lavoro dell’Health Coach che sostiene il pz stimolando il pensiero laterale, il pensiero creativo che a differenza del pensiero logico ha la scopo di - pensando fuori dagli schemi - evitare l'attorcigliarsi in circoli viziosi senza via di uscita se non quella nota dell’abbuffata.

E’ il pensiero laterale che permette il cambio di prospettiva sia del fenomeno che della soluzione portando a ciò che in psicologia viene definito insight, cioè intuizione/illuminazione.

Altre strategie di cambiamento di stile di vita per prevenire il craving:

Nutriamoci di luce: almeno 30 minuti/die di luce solare il craving tende ad aumentare con il Disturbo Affettivo Stagionale caratterizzato da stanchezza, umore triste ed intenso desiderio di cibo, soprattutto di carboidrati raffinati.

Nutriamoci di buio: se dormiamo poco, aumentano i livelli degli ormoni dello stress e saremo più impulsivi.

Mangiamo piano: se mastichiamo a lungo ciò che mangiamo, riusciremo a scoprire più facilmente la fregatura che si nasconde dietro il cibo spazzatura: l’apparente meraviglia appena messo in bocca, che diventa sottile disgusto quando mangiato lentamente.

Scegliamo le cose giuste da mangiare: pochi alimenti industriali raffinati, piatti unici con un buon equilibrio tra carboidrati proteine e grassi e, soprattutto, alimenti ricchi di fibre alimentare.

Ultimo, non certo per importanza: nutriamoci di relazioni interpersonali empatiche. Questo abbassa i livelli di cortisolo, quindi tutta la cascata ormonale che ci rende più propensi ad ingrassare e più fragili da un punto di vista immunitario.

Un contatto empatico, un abbraccio, un gesto di gratitudine, sono tra le poche cose che sfuggono alle leggi del mercato e ... ci arricchiscono.

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